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Un’esperienza di Terapia Assistita dagli Animali (TAA)

Federica Bochicchio, Alessandra Falasconi
Psicologhe, Psicoterapeute - Roma

Matilde Pesti
Medico Chirurgo, Psicoterapeuta - Roma

Enzo Cardogna
Operatore ludico-motorio per l'infanzia disabile, Conduttore di TAA - Roma

Paolo Nardone
Psichiatra, Psicoterapeuta - Roma

 

Le terapie assistite dagli animali (in passato più spesso indicate come: Pet Therapies) mirano all’acquisizione di obiettivi terapeutici attraverso la promozione dell’interazione tra pazienti ed animali addestrati, con interventi la cui evoluzione e durata si colloca lungo un continuum temporale che va dallo scambio con l’animale all’interno di un setting istituzionale, fino alla sua adozione stabile da parte dei pazienti stessi.

Questo approccio, relativamente recente, sta conoscendo anche nel nostro paese una rapida diffusione, con diverse iniziative che ne estendono l’applicazione dal campo della psicologia dell’età evolutiva a quello della geriatria, dalla terapia dei soggetti istituzionalizzati a quella dei malati cronici.

 

T.A.A.: Storia e campi di applicazione

Le prime forme di Terapia Assistita dagli Animali possono essere rintracciate nelle sedute di ippoterapia che, già dal tardo XVIII secolo, venivano prescritte dai medici per migliorare il controllo posturale dei pazienti. È tuttavia dagli anni sessanta che, con le osservazioni dello psichiatra canadese Boris Levinson, si inizia a considerare con una valenza terapeutica il ruolo dell’animale come tramite comunicativo con il paziente, e si comincia quindi ad integrare questo tipo di terapia nell’ambito della psicologia clinica. A partire da queste riflessioni sul ruolo dell’animale, altri ricercatori iniziarono a pubblicare le loro osservazioni sull’argomento in forma di comunicazione scientifica: come il Dr. Corson, che insieme alla moglie assisteva adulti con problemi psichiatrici e pazienti geriatrici, autore di uno dei primi studi sistematici sull’effetto terapeutico del contatto con i cani.

A partire dal lavoro pionieristico di Levinson, fu evidente come la Terapia Assistita dagli Animali trovasse nella neuropsichiatria infantile uno dei suoi campi d’elezione. L’interazione con il cane, che sembrava aiutare i bambini autistici nel progressivo rafforzamento del contatto con la realtà, fu applicata con successo a piccoli pazienti psicotici, con sindrome ossessivo-compulsiva, e a bambini che vivevano in condizioni di grave svantaggio socio-culturale. Anche i disturbi da deficit dell’attenzione/iperattività, e disturbi comportamentali ed emotivi, sono stati recentemente affrontati con programmi riabilitativo/terapeutici basati sulla Terapia Assistita dagli Animali: questi studi sembrano indicare una riduzione dell’agitazione e delle condotte aggressive, l’aumento della cooperazione con i terapeuti, e l’acquisizione progressiva di un maggiore controllo sul proprio comportamento.

Altro campo di applicazione è quello dei bambini e degli adolescenti diversamente abili.

.Come agiscono le T.A.A.

 

Una sintesi degli effetti della T.A.A. basata sulle ricerche più recenti in psicologia dell’età evolutiva, attribuirebbe al rapporto con l'animale diversi benefici:

  • la promozione della crescita affettiva del bambino, attraverso il rafforzamento dei comportamenti emotivamente adeguati in situazioni di gioco o di esplorazione attiva dell’ambiente, dei vissuti d’indipendenza;
  • un aiuto nel superamento delle tendenze egocentriche infantili, attraverso la maturazione di comportamenti socializzanti diretti verso il mondo esterno, ed il miglioramento delle capacità comunicative del bambino, con conseguente riduzione delle condotte aggressive e d’isolamento. Si tratta di effetti osservati soprattutto in bambini ed adolescenti autistici;
  • lo sviluppo di un’immagine positiva di sé, di un buon livello di autostima e di adeguatezza personale;
  • una funzione educativa, che facilita nel bambino l’acquisizione di competenze cognitive nel passaggio dalla concretezza delle espressioni gestuali alla convenzionalità dei segni, dei simboli e dei codici;
  • la riduzione dei livelli d’ansia connessa a fattori ambientali - quali l’istituzionalizzazione -, il miglioramento del tono dell’umore, e il graduale superamento dei vissuti depressivi;
  • il miglioramento delle capacità del paziente nell’affrontare situazioni di stress, generato da richieste cognitive, da cure mediche o nelle situazioni di stress post-traumatico;
  • il perfezionamento degli schemi posturali e motori, della motricità fine, il miglioramento del tono muscolare, soprattutto nei piccoli pazienti diversamente abili.

Il problema della definizione di una prassi terapeutica

All'epoca in cui abbiamo iniziato a lavorare nell’ambito delle T.A.A, non esisteva un corpus legislativo in materia, e difettavano modelli applicativi ai quali poter fare riferimento; di fatto, quelli presentati nell’ampia letteratura statunitense erano troppo lontani sia dalla realtà che dalle risorse italiane, e le esperienze di pet therapy svolte all'epoca nel nostro paese apparivano ancora poco significative. Anche i modelli teorici delle ricerche pubblicate ci sembravano inadeguati rispetto alla nostra idea del lavoro terapeutico con i bambini: l’impressione era quella di una letteratura dominata in molti casi da una visione troppo allineata lungo schemi comportamentisti, che riduceva la complessità dell’interazione bambini <--> animali agli angusti spazi del paradigma: stimolo --> risposta --> rinforzo, senza cogliere le evidenti implicazioni transferali, e le dinamiche di gruppo da essa emergenti.

Il primo obiettivo del nostro lavoro è stato quindi proprio quello di definire una tipologia d’intervento per la Terapia Assistita dagli Animali che fosse più vicina alla nostra formazione psicoanalitica, e anche… alla nostra sensibilità personale.

Nel corso di precedenti - anche se non sistematiche - osservazioni delle interazioni dei bambini con i pet, avevamo notato l’emergenza di veri e propri stili di attaccamento che sembravano caratterizzarle in modo pressoché stabile, come nel modello di Bowlby. Lo stabilirsi di una relazione di attaccamento, evidentemente realizzabile anche tra specie diverse, risulterebbe condizionata da alcuni 'fattori facilitanti' come: l’aspetto dell’animale, la sua necessità di cure, la propensione verso le attività ludiche, il suo essere non esigente.

A noi sembrava inoltre che, come lo spazio del gioco e della creatività, anche quello degli scambi col pet potesse definirsi come spazio transizionale in termini winnicottiani, e quindi che l’animale-oggetto transizionale potesse svolgere una funzione di ulteriore stimolo nei processi di crescita che implichino il passaggio da una fase di dipendenza ad una di maggiore autonomia.

A partire da queste prime osservazioni, abbiamo alla fine avviato - nel 2002 - un programma di T.A.A. presso l’ospedale 'S.Carlo di Nancy' di Roma. Si trattava di creare un servizio ex novo, e - almeno inizialmente -, siamo state libere di strutturarlo a misura delle nostre esigenze e di quelle dell’utenza.

I pazienti erano bambini ed adolescenti, dai 5 ai 18 anni, inviati dal 'Centro cefalee' in funzione presso quell'ospedale. Nella maggior parte di loro, il 'mal di testa' conviveva con disturbi psichici gravi (come nei piccoli pazienti autistici), o era la spia di un disagio psichico più ampio, una espressione nevrotica o psicosomatica.

Già nel corso del primo anno di lavoro, abbiamo suddiviso i soggetti in tre gruppi distinti per fasce d’età: dai 4 ai 7 anni, dagli 8 agli 11 anni, e quello dei preadolescenti ed adolescenti. La suddivisone in fasce d’età era almeno in parte sovrapponibile alla suddivisione diagnostica: gli autistici erano presenti solo nel gruppo dei più piccoli; i soggetti del terzo presentavano problematiche tipiche dell’adolescenza: dai disturbi alimentari ai passaggi all’atto.

I gruppi erano composti da un massimo di 10 pazienti, che hanno partecipato a sedute di Terapia Assistita dagli Animali, con cadenza settimanale, della durata di un’ora. Erano tenute all’aperto, in un’area del giardino dell’ospedale opportunamente attrezzata per lo svolgimento della terapia con gli animali, provvista di una costruzione prefabbricata per le attività in caso di maltempo. Era prevista la presenza dei bambini, delle psicoterapeute, e del conduttore degli animali (che si limitava ad una presentazione del pet, e poi si andava a collocare del tutto ai margini del setting).

Abbiamo condotto le sedute utilizzando sia animali residenti nella struttura, che animali 'in visita'. Tra i primi, un centinaio di piccoli uccelli di diverse specie, che vivono in una voliera posta nel giardino dell’ospedale. La scelta degli uccellini è stata determinata dalla possibilità di osservare, in queste specie, diverse fasi del ciclo vitale (la costruzione del nido, la deposizione delle uova, la cura dei piccoli) che, con le loro risonanze psicologiche, hanno stimolato la discussione ed i vissuti di transfert dei bambini. Alcune ricerche, pur riferendosi a gruppi di pazienti adulti, dimostrano un effetto benefico dell’attività di cura degli uccellini sul tono dell’umore. Nell’ultimo anno il numero degli animali residenti è aumentato, comprendendo anche una coppia di conigli nani.

Tra gli animali inclusi nel setting sono stati coinvolti quattro cani, due gatti persiani, e diverse specie di volatili (Calopsiti, Cacatua, Are, Inseparabili), tutti imprintati sull’uomo, e poi allevati a mano. Ci è capitato di lavorare anche con altre specie, ospitando sporadicamente un giovane furetto ed un pony.

Dato che non esiste un protocollo unico di riferimento per la Terapia Assistita dagli Animali, abbiamo articolato le sedute secondo una successione di fasi che rispondessero alle necessità di una prassi terapeutica che rimanesse aderente alla psicoterapia ad orientamento psicoanalitico, ma tuttavia in un setting connotato dalla presenza centrale dell’animale: reale e fantasticato.

Le fasi possono essere così descritte:

1 - conoscenza e presentazione di sé in relazione ai rapporti con i pet, ed alle esperienze precedenti, presenti o immaginarie;

2 - avvicinamento agli animali presenti (in questa fase l’eventuale conduttore del pet può presentarlo, descriverlo, rispondere alle domande dei bambini e dare indicazioni su come interagire con l’animale);

3 - contatto con i pet, che stimoli l’accudimento, la ‘tattoterapia’ e l’esplorazione con tutti i sensi;

4 - fase libera, durante la quale il terapeuta può osservare i diversi comportamenti (istintivi, di comunicazione, tentativi di gioco, conflittualità) tra bambini e animali nonché - non meno interessanti -, le dinamiche dei bambini tra di loro;

5 - proposta di attività espressive grafiche e ludiche nelle quali il pet diventi l’occasione per l’espressione di sé e il confronto con l’altro;

6 - fase conclusiva nella quale includere una componente restituiva, una autovalutazione dell’incontro da parte dei bambini, una proposta di attività per gli incontri successivi.

In tutte le fasi siamo state sempre molto attente a caratterizzare in senso terapeutico il contesto e il nostro agire, evitando di scivolare in situazioni di tipo 'ricreativo', o anche semplicemente pedagogico.

Questa scansione in fasi si è dimostrata una trama di riferimento utile per la nostra operatività. Non è stata tuttavia adottata come un protocollo rigido: quando ci è sembrato necessario, le abbiamo attribuito una certa flessibilità, in modo da adattarla alle esigenze dei pazienti. Ad esempio: le sedute con gli adolescenti sono state più vicine al modello di una analisi di gruppo, condotta da due terapeute, in cui l’animale diveniva catalizzatore dei vissuti collettivi. Lo stesso ruolo delle terapeute tendeva a modificarsi in relazione all’età ed al grado di disagio dei pazienti: più attivo e stimolante con i bambini autistici, ma più distaccato, più vicino al solo polo interpretativo, con gli adolescenti.

 

La valutazione degli effetti

Nella maggior parte dei casi, le ricerche disponibili riguardo le terapie condotte in presenza di animali, sono basate su un approccio qualitativo che interessa la relazione del bambino col proprio pet, oppure prendono in considerazione le relazioni con l'animale che si instaurano con carattere marcatamente ludico-ricreativo; è raro che vàlutino l’incontro sistematico con un animale addestrato. Il nostro secondo obiettivo - all'epoca - è stato quindi quello di una valutazione iniziale degli effetti della Terapia Assistita dagli Animali che andasse oltre la stima soggettiva dello stato di benessere o dell’eventuale miglioramento delle condizioni dei piccoli pazienti.

Abbiamo pertanto messo a punto un protocollo di ricerca che valutasse il cambiamento in una serie di variabili prima e dopo il ciclo di trattamenti con T.A.A., utilizzando test standardizzati come il 'Children Depression Inventory' e il 'Feelings, Attitudes and Behaviours Scale for Children', oltre a strumenti proiettivi come il Test della Figura Umana (secondo la Machover), e il Disegno della famiglia, nell’assessment iniziale e finale per ciascun bambino. Per ottenere dati che fossero il più possibile obiettivi e non suscettibili d’interpretazioni dipendenti dall’esaminatore, si è pensato di operare una lettura dei disegni basata su variabili predefinite. Nel caso del T.F.U. abbiamo considerato specifiche espressioni grafiche e caratteri strutturali come elementi denotatori della presenza di conflitti.

Ovviamente, dato che la massima parte dei bambini proveniva dal Centro per le Cefalee, sono state valutate anche la frequenza e la intensità degli attacchi di cefalea, sia all’inizio che al termine del trattamento.

I risultati ottenuti, sebbene si riferiscano ad un campione limitato rispetto al numero globale dei pazienti che sono stati seguiti nel corso della nostra collaborazione con l’ospedale, sono stati piuttosto buoni:

A noi sembrano risultati incoraggianti, e ci sembra degno di segnalazione il fatto che il tasso d’abbandono è stato minimo; segno, questo, che la terapia è stata ben accolta sia dai bambini, che partecipavano con entusiasmo ed assiduità alle sedute, che dai loro familiari. Per alcuni dei nostri pazienti adolescenti il lavoro di confronto con il gruppo della T.A.A. è stato preparatorio all’inizio di un successivo percorso personale di psicoterapia.

Infine, ci piace segnalare che questa esperienza è stata l’occasione di estendere un lavoro di tipo psicoterapeutico anche a bambini che, appartenendo a famiglie in condizioni di grave svantaggio socio-culturale, difficilmente accedono a servizi di questo tipo.

  Federica Bochicchio
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Alessandra Falasconi
...............Matilde Pesti
.....................Enzo Cardogna
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Paolo
Nardone

Bibliografia

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Moscato D., Peracchi M.I., Falasconi A., Bochicchio F., Pesti M., A new Therapeutic Tool for Juvenile Migraine: The Pet Therapy. paper presented at the 10th International Conference on Human-Animal Interactions, 6-9 October 2004, Glasgow, U.K.

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